domenica 7 ottobre 2012

Il plagio di Bob, le buone idee che è facile copiare

Chiunque bazzichi per Milano con occhio attento non può essersi lasciato sfuggire Bob. Sagoma di un volto barbuto rosso, su sfondo bianco, con un cappello da baseball blu. Negli ultimi mesi Bob ha invaso la città sottoforma di adesivo, incuriosendo i più. Ma chi è Bob, “who is Bob?”, come recita lo slogan. Bob è “l’alterego inconcludente e maledettamente felice dei suoi errori”, come lo descrivono i suoi creatori. Un’idea di marketing, in parole povere, figlia di un gruppo di ventenni milanesi, Liuzzo’s factory, che cerca di promuovere artisti musicali indipendenti. Il proprietario “spirituale” del logo e’ Giuseppe Liuzzo, 25 anni. La crew e’ composta da ragazzi tra i 20 e i 29 anni: Jambo, Salvatore, Francesco, Armando… Ma ogni idea che funziona, grande o piccola che sia, stuzzica il palato di chi a inventare preferisce la scorciatoia: copiare. Ma andiamo con ordine. Bob, si diceva…
Abbiamo creato questo personaggio privo di tratti somatici (se non barba e cappelino) come icona per comunicare e seguire al meglio la nostra filosofia, per difenderci da questa società italico/milanese che la maggior parte delle volte tende solo ad apparire. Noi poco più che ventenni, emigrati troppo in fretta in una Milano modaiola, tanto in fretta che non abbiamo mai avuto il tempo di imparare il bon-ton da vernissage e il linguaggio adatto alle fashion night. Siamo dei sognatori, come tutti i giovani italiani. Fino a meno di un anno fa eravamo anche tutti “schiavi”, ovvero lavoratori sfruttati in uffici di ogni tipo a riempire le tasche ai capi, scontenti e pieni di rancore per una vita non adatta a noi… fatta di cartellini timbrati, di strordinari non pagati e di leccamenti di natiche continui con la speranza di far carriera.
Così nasce Bob, in una calda notte d’estate. L’alterego inconcludente consiglia: “Licenziati e prova a realizzare i tuoi progetti”. I pochi soldi che la crew guadagna li rinveste nella loro missione: dare visibilità ai loro “eroi locali”, local heroes, e cioè artisti emergenti che aiutano a promuoversi con videoclip e microdocumentari. ”Quello che facciamo è un kaos: vorremmo fare tante cose che abbiamo tenuto represse troppo a lungo, ma il tempo è sempre nostro nemico”. Poi ci sono i nemici materiali, quelli che copiano. Una società di due classe 1969. Ex giovani che plagiano i giovani, insomma. Facile che allora pure le formiche s’incazzino.
Un amico blogger napoletano ci ha messo a conoscenza del fatto che in alcuni showroom a Milano girassero magliette con l’immagine di Bob (foto sotto). Dopo aver effettivamente verificato, abbiamo mandato delle diffide alla società che le commercializza (Magazzini del sale) tramite un avvocato, chiedendo l’immediato ritiro dei capi e portandoli a conoscenza del fatto che avessero plagiato un marchio registrato. La loro risposta è stata molto superficiale: abbiamo distribuito le maglie solo ai nostri agenti e quindi in forma privata. Nessun acenno al fatto che avessero deliberatamente copiato un marchio registrato provando ad arricchirsi con un’idea altrui, magari facendo passare noi per copioni o venduti. E’ una vergogna.



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