mercoledì 19 ottobre 2011

Fiorani lavorerà in una comunità di tossicodipendenti

Il banchiere di Lodi ai servizi sociali


MILANO - Se si sommassero le teoriche condanne del banchiere Gianpiero Fiorani in tre processi, sfiorerebbero gli 8 anni e mezzo: 3 anni e 3 mesi patteggiati in via definitiva a Milano nell'inchiesta Antonveneta per i reati di associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita; 3 anni e 6 mesi in appello a Lodi per falso in bilancio; 1 anno e 8 mesi in primo grado, in continuazione con il patteggiamento, per aggiotaggio nella scalata Antonveneta. E quasi 5 anni sono quelli che l'ex numero uno della ex Banca Popolare di Lodi rischia in altri due dibattimenti ancora aperti: 3 anni e 6 mesi chiesti per concorso nella bancarotta Hdc, e un anno e 3 mesi proposti per aggiotaggio nella scalata Bnl-Unipol in continuazione con il patteggiamento. Ma un'accorta navigazione difensiva nelle pieghe delle norme sull'esecuzione delle pene fa sì che Fiorani, dopo i 6 mesi in custodia cautelare a cavallo tra 2005 e 2006, in carcere possa sperare di non mettere più piede.

Con un provvedimento che reca la data del 30 settembre, infatti, il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali, con «impegno a un progetto di volontariato presso una comunità» di recupero di tossicodipendenti, che Fiorani aveva presentato da libero. Il patteggiamento a 3 anni e 3 mesi, «treno» al quale la sua difesa spera di agganciare poi i «vagoncini» di eventuali future condanne, era diventato definitivo il 26 giugno 2008, ma il 25 gennaio 2011 la Procura di Milano, una volta scomputato il presofferto di custodia cautelare, aveva calcolato la residua pena da espiare in 2 anni e 9 mesi, dunque inferiore al tetto dei 3 anni sotto il quale il condannato può chiedere il beneficio dell'affidamento ai servizi sociali.

All'esito dell'udienza del 27 settembre, e rilevato che «il casellario giudiziario rileva un solo altro procedimento per truffa nel 2004», mentre il certificato dei carichi pendenti «non rileva a Lodi alcun procedimento in atto» e a Milano solo «uno in corso per bancarotta nel 2004», i giudici Gandini-Ceffa-Galliena-Cesaris richiamano la relazione dell'Ufficio esecuzione penale esterna: Fiorani vi appare come una persona alla quale «la vicenda penale ha procurato vissuti di sofferenza e difficoltà», e che «ricorda l'esperienza carceraria come un momento duro e difficile vissuto in solitudine». «Aperto e collaborativo», il banchiere «riferisce di aver trovato nella famiglia un valido aiuto, grazie al quale sta tornando a vivere un'esistenza normale» e ad avere un lavoro come «consulente presso la società Energy srl di titolarità della moglie, percependo un compenso netto mensile di 3.900 euro». Decisivo, per il via libera dei giudici, non solo la transazione civilistica con la quale Fiorani ha risarcito la sua ex banca, ma soprattutto il fatto che «si è impegnato a concertare un progetto di volontariato presso la comunità Alfaomega» che a Graffignana (Lodi) lavora sul trattamento delle tossicodipendenze e anima rinomati laboratori di vetreria e carpenteria.
http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_18/fiorani-lavorera-in-una-comunita-di-tossicodipendenti-luigi-ferrarella_6b751e78-f948-11e0-bc4b-5084eabf7820.shtml

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